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Segnalazione pubblicazione: “Donna e sport”, a cura di Sergio Giuntini, Maria Canella e Ivano Granata

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La Siss annuncia con vero piacere l’uscita dell’atteso volume “Donna e sport” (FrancoAngeli 2019) di cui è curatore il nostro Sergio Giuntini, insieme a Maria Canella e Ivano Granata, e a cui hanno collaborato i soci Gherardo Bonini, Felice Fabrizio, Marco Impiglia, Maria Mercedes Palandri, Gustavo Pallicca, Vincenzo Pennone e Antonella Stelitano.

La Siss alla terza Conferenza AIPH (Santa Maria Capua Vetere e Caserta, 24-28 giugno 2019)

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La Siss ha partecipato con un suo poster alla terza Conferenza AIPH “InVito alla Storia. Santa Maria Capua Vetere e Caserta, 24-28 giugno 2019”.

Con il poster “La storia dello sport nei media: le sfide della memoria, i vincoli del linguaggio” la Siss ha scelto di affrontare un tema chiave, per la storia dello sport ma per la storia tutta, che è quello della “comunicazione” e della “narrazione” del messaggio storico, con tutte le sfide che ciò pone in termini di linguaggio, rigore metodologico, esigenze di divulgazione e di apertura a un pubblico quanto più ampio ed eterogeneo possibile.

Il poster – che è stato tra i più apprezzati al convegno – nasce da un’idea della nostra socia Deborah Guazzoni, che ha coordinato i lavori del gruppo di ricerca, composto da alcuni dei più attivi e validi soci della Siss: i neo-soci Emanuele Di Muro e Stefano Marrone (che si sono occupati del progetto grafico), e i soci Paolo Carelli, Francesco Gallo, Alessandro Mastroluca e Dario Ricci che da anni, su fronti diversi, si occupano di produzione e divulgazione di cultura sportiva, e a cui si devono i testi del poster (in coda è possibile scaricare il poster e una sintesi dei contenuti).

Si ritiene che la presenza di Siss per il secondo anno consecutivo al convegno nazionale dell’Associazione Italiana di Public History rappresenti un messaggio importante, che testimonia la vivacità del dibattito all’interno della Società sulle sfide più attuali che stanno interessando la comunità degli storici e degli studiosi di humanities in genere.

Prosegue in tal modo su più fronti il cammino della Siss in direzione di una sempre maggiore legittimazione della storia dello sport all’interno della comunità scientifica.

 

Scarica il poster

Scarica la sintesi dei contenuti

 

“E chi era questo Bartali?” Un’autorevole riflessione sulla notizia del giorno: Bartali alla maturità

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Pubblichiamo con grande piacere le riflessioni del nostro socio onorario Stefano Pivato sulla notizia del giorno, l’apertura della maturità a un tema di storia dello sport:

Devo dire che stamane la prima reazione, leggendo i titoli dei giornali on line che parlavano del tema di maturità su Bartali, è stata di soddisfazione. E anche di orgoglio visto che il «De
Gasperi del ciclismo» è stato una dei temi prediletti della mia ricerca. Poi però ci ho riflettuto meglio: insegno da oltre quaranta anni storia contemporanea e, secondo una elementare concatenazione, ho sempre chiesto ai miei studenti gli argomenti dei testi sui quali avevano studiato oppure dei quali avevo parlato. Troppo elementare? Forse, ma questa si chiama didattica.
Ebbene quanti manuali sui quali si sono preparati i maturandi di quest’anno riportano il nome e le gesta di Gino Bartali? Quanti, ancora, si soffermano sul fatto che lo stesso campione «avrebbe» (il doppio condizionale è d’obbligo) salvato l’Italia da una rivoluzione che nessuno voleva? Provate andare a guardare quei manuali di 7-800 pagine di storia dell’ultimo anno delle superiori e rimarrete delusi. L’impianto ‘crociano’ (mi si passi la
semplificazione che, in sintesi significa la restituzione di una storia etico-politica) della maggior pare dei nostri manuali è un elenco di quella che i francesi si definirebbero histoire bataille (grandi personaggi, grandi eventi, battaglie, etc.). Dunque?
Dunque messa così il titolo di stamane su Bartali fa fare una gran bella figura ai funzionari ministeriali («Visto? Mica siamo dei babbioni che si occupano solo di Cavour Mazzini o Mussolini, ma anche di quei personaggi ‘eccentrici’ che hanno fatto la storia). Sarebbe una risposta stupenda ma prima i signori del ministero raccomandino agli autori e agli editori di inserire nei loro manuali eventi di Storia sociale.
Ma quanti ragazzi fra quelli che stamane hanno dato la maturità hanno sentito parlare di Bartali?. O di Coppi? Forse qualche racconto del nonno. I più fortunati magari hanno visto lo sceneggiato di Alberto Negrin con Pierfrancesco Favino.
Ma, per favore, siamo seri. Insomma, date quel tipo di temi quando i ragazzi avranno avuto modo di studiare certi argomenti. Perché Coppi, Bartali, Carnera, Meazza, Nuvolari e altri protagonisti dello sport grandi lo sono stati davvero. E non solo per i risultati sui traguardi (come Bartali appunto). Ma perché hanno incrociato la storia d’Italia (e spesso non solo quella). E la storia dello sport, non come mera elencazione di record primati e classifiche, ma come insieme di eventi che incrocia le passioni, le emozioni e le ideologie del nostro paese (dall’età liberale al fascismo, dalla repubblica all’età dei populismi) è davvero un contenitore di insegnamenti straordinario. Però prima, Signori del Ministero, fatela scrivere
sui manuali e fatela insegnare ai docenti la storia dello sport. Non perché è meno «noiosa» della Prima o della Seconda guerra mondiale ma perché è storia anche quella. E perché sono storie che sul piano delle emozioni collettive aiutano i ragazzi a capire la realtà nella quale viviamo. E la specificità della storia dello sport consiste nel situarsi all’incrocio fra una serie di discipline che vanno dalla storia alla filosofia, dalla letteratura alla antropologia, dalla pedagogia alla presentazione di scenari veicolati da una nuova figura di «eroe», il campione, che nell’immaginario del Ventesimo secolo viene a sostituire uno dei simboli più caratteristici della cultura classica. Perchè, come ha scritto anni fa uno storico della letteratura, sono proprio le figure dei campioni sportivi che, a partire dall’inizio del Ventesimo secolo, sostituiscono il logoro mito letterario dell’eroe.
E allora, Signori del Ministero, quella storia fartela studiare altrimenti il titolo su Bartali che avete «sparato» stamattina è la carta a carbone di certi provvedimenti governativi (non solo di quelli del’attuale governo beninteso) esibito per un vanaglorioso maquillage («visto come Siamo alla page?») che è l’esatto contrario di ogni principio educativo. Insomma, Primum docere

Stefano Pivato

Bartali diventa argomento per le tracce della maturità 2019

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Bartali diventa tema di maturità!

La traccia su Gino Bartali rappresenta per gli storici dello sport, che in Italia sono ormai una realtà consolidata, un importante riconoscimento. Lo sport è un patrimonio dell’Italia contemporanea ed è nostra responsabilità studiarlo anche come contributo alla consapevolezza dei valori che lo sport esprime. L’auspicio è che questo sia un ulteriore passo per il riconoscimento della storia dello sport nei percorsi educativi ed accademici, sia nei Licei sportivi che nelle Università.

 

Vi uniamo la traccia d’esame come pubblicata sul sito del MIUR

Traccia Storia e Sport

D. Tamblè – Che prospettive per gli archivi dello sport?

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Ringraziamo il prof. Donato Tamblè per aver messo a disposizione dei soci della Siss e di tutti gli interessati il pdf del suo contributo “Che prospettive per gli archivi dello sport?”, pubblicato all’interno del volume “Sport e Grande Guerra. Il contributo del Sud”, a cura di A. Teja, D. Tamblè, L. De Luca (Logisma 2018).

Scarica il pdf

Il resoconto della giornata di studi “Storia dello sport: gli archivi, le riviste” – Roma, 30 maggio 2019

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Pubblichiamo il resoconto, a cura del nostro socio Raffaele Ciccarelli, della giornata di studi “Storia dello sport: gli archivi, le riviste. Strumenti e indirizzi di ricerca” organizzata dalla Siss e tenutasi a Roma il 30 maggio u.s.

 

“Storia dello sport: gli archivi, le riviste. Strumenti e indirizzi di ricerca”

È stata la prestigiosa Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato della Repubblica, intitolata al sen. Giovanni Spadolini, a Roma nei pressi di un Pantheon affollato di turisti nonostante il ritardo dell’estate, che si è tenuta una giornata di studi della Siss (Società Italiana di Storia dello Sport) con il tema: “Storia dello sport: gli archivi, le riviste. Strumenti e indirizzi di ricerca”.

Dopo i saluti istituzionali, tra cui quelli di Rosanna Ciuffetti, direttore della Scuola dello sport del Coni, il presidente della Siss, Francesco Bonini, ha iniziato i lavori introducendo il qualificato parterre di relatori, che hanno subito dato vita ad uno stimolante dibattito, coordinato da Eleonora Belloni. È stato Donato Tamblè, presidente del centro studi Sport’s Records, a fare una panoramica della situazione dell’archivistica sportiva in Italia sottolineandone l’importanza, archivi particolari perché non solo documentali, ma anche raccolta di cimeli, particolare sottolineato anche da Angela Teja, mentre Massimiliano Valente, docente di Storia Contemporanea, ha sottoposto all’attento pubblico una succosa aneddotica sugli Archivi Vaticani.

La prima parte della giornata si è chiusa con la consegna del prestigioso premio “Nora Santarelli” alla responsabile della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio, Maria Emanuela Marinelli, per il suo impegno decennale nel recupero degli Archivi, anche quelli dello sport.

A sottolineare il fatto che, come sempre nei convegni della Siss, si affrontano una serie di argomenti e non si è monotematici, molto stimolante soprattutto in sede di sviluppi di studi storici riguardo lo sport e la loro diffusione e divulgazione, è stata la presentazione della rivista Storia dello Sport, rivista di studi contemporanei ed. Clueb. È, questa, la nuova creatura della Siss, che va ad affiancare gli affermati Quaderni dello Sport, collana prestigiosa che raccoglie gli atti dei convegni e lavori di diversi studiosi sulla storia delle varie discipline sportive e, nel panorama editoriale in tema, la decana di tutte, Lancillotto e Nausica, di cui ha fatto un commosso ricordo sulla sua genesi Adolfo Noto, uno dei fondatori della stessa. È toccato, infine, a Nicola Sbetti, coadiuvato da Sergio Giuntini e da Enrico Landoni, illustrare questo nuovo medium informativo, di cui è già disponibile online il primo numero (https://storia-sport.it/index.php/sp), sottolineando l’importanza che si spera assuma come mezzo di diffusione della storia dello sport, contestualizzata in quella che è la storia sociale e politica del Paese, nel veicolare alle nuove generazioni il messaggio, sempre più vivo e attuale, dello sport diffusore di valori moderni attraverso il recupero di quelli antichi.

Raffaele Ciccarelli

Gremita première per il documentario di Francesco Gallo su Gigi Marulla, mito del Cosenza Calcio

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Martedì 21 maggio più di 700 persone hanno affollato il Cinema Citrigno di Cosenza per l’anteprima nazionale del documentario Gigi, dedicato all’indimenticata bandiera del Cosenza Calcio Gigi Marulla, scomparso prematuramente quattro anni fa.
La locandina con il patrocinio SISS
L’opera del regista Francesco Gallo, membro della Siss, è prodotta dalla Rooster, casa di produzione di sua proprietà. Per 52 minuti, ex compagni di squadra, amici, famigliari e tifosi raccontano Gigi Marulla non solo dal punto di vista sportivo, ma anche umano. Un ritratto sincero e appassionato sul calciatore più importante della storia dei Lupi.
Scritto in collaborazione con Jvan Sica (Maradonapoli#BuffaRacconta), Gigi ha avuto il patrocinio anche da parte della Siss che ha voluto appoggiare il lavoro di Gallo che da tempo si occupa di raccontare pagine di storia dello sport attraverso le immagini.
Il video della serata con l’intervista a Francesco Gallo è disponibile sul sito https://lacnews24.it/sport/cosenza-un-documentario-racconta-il-mito-di-gigi-marulla_87633/

In ricordo di Roberto L. Quercetani

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Riceviamo e con piacere pubblichiamo il bellissimo ricordo di Roberto L. Quercetani, storico dell’atletica leggera e socio onorario della Siss scomparso il 13 maggio scorso, scritto dal nostro socio Gustavo Pallicca.

RICORDO DI ROBERTO L. QUERCETANI

Quando un destino inesorabile ti fa perdere un amico carissimo, un maestro, lo strazio per la perdita ti appare al momento difficilmente superabile anche se la ineluttabile certezza del tempo che passa per tutti dovrebbe lenire il dolore; ma se a questo dolore si unisce la consapevolezza che la persona che se ne è andata era di una competenza culturale e di una conoscenza fuori del comune del mondo che descriveva, allora al dolore si unisce anche lo sconforto per il vuoto che tutto d’un tratto ti si spalanca davanti.

Sono queste le sensazioni che hanno colpito il mio animo quando la moglie Maria Luisa mi ha comunicato, alle prime ore del pomeriggio del 13 maggio, la scomparsa del marito Roberto L. Quercetani.

Con questo animo mi accingo a tracciare il profilo di uno straordinario personaggio che per anni ha raccontato al mondo intero la storia di uno sport del quale è diventato la autorità indiscussa e riconosciuta da generazioni di appassionati, di studiosi e da quanti avevano timore reverenziale di fronte ai tempi, alle misure, alle date di cui l’atletica si nutre e sulle quali fin dai tempi dei primi dell’800 ha costruito la sua leggenda.

Roberto L. Quercetani (la “elle” sta per Luigi, il nome di un suo caro cugino mancato poco prima della sua nascita) era nato a Firenze, Borgo San Jacopo, il 3 maggio del 1922.

Non praticò mai sport ma a dieci anni, il 4 agosto del 1932, mentre passeggiava con il padre in piazza Vittorio Emanuele a Firenze (ora piazza della Repubblica) fu folgorato da una notizia apparsa su un pannello luminoso collocato sulla facciata di un palazzo: l’italiano Luigi Beccali a Los Angeles aveva vinto la medaglia d’oro dei 1500 metri ai Giochi Olimpici.

La folgorazione si tramutò in passione quando l’anno dopo, il 24 settembre del 1933, durante l’intervallo della partita Fiorentina-Roma che si svolgeva allo Stadio Giovanni Berta (oggi Artemio Franchi) il giovane Roberto vide lo stesso Beccali stabilire con il tempo di 1:50 e 3/5 il primato italiano degli 800 metri.

La passione fu alimentata dall’abbonamento semestrale regalatogli dal padre (nonostante il parere contrario della mamma) alla rivista “der Leichtathlet” che gli spalancò gli occhi sul fantastico mondo dell’atletica mondiale.

Terminati gli studi magistrali, nel 1940 non riuscì a ottenere l’ammissione alla facoltà di lingue del Magistero in quanto si presentò all’esame in camicia bianca e non in quella nera auspicata dalla commissione. Lo “schiavo della libertà”, come lui amava definirsi, fu rimandato all’anno successivo quando la camicia nera non fu più necessaria.

Si impiegò allora in un istituto bancario fiorentino (la Banca Commerciale) continuando a coltivare la passione per lo studio delle lingue. Ma Roberto era uno spirito libero e le mura della banca gli andarono subito strette e quindi nel 1944, con la guerra che volgeva al termine lavorò come interprete prima con gli inglesi e poi con gli americani della 5a armata del Gen. Clark, forte della conoscenza delle lingue inglese, tedesco, francese e spagnolo.

L’anno prima era apparso, ad opera di un suo corrispondente finlandese che aveva tradotto in testo i dati che si erano scambiati sui discoboli italiani Consolini e Tosi, un articolo sulla rivista Ylesurheilu.

Nel 1948 la sua fama di storico e statistico dell’atletica leggera varcò l’oceano e grazie anche alla amicizia stretta con lo statunitense Don Potts, insegnante di matematica presso la Università di Pasadena, iniziò la collaborazione, come editore europeo, con la rivista Track and Field News dei fratelli Cordner e Bert Nelson, divenendo presto co-autore dei World Ranking.

In Italia iniziò a collaborare con il Corriere dello Sport, che lasciò nel 1950 per rispondere all’invito che gli fece Gianni Brera che lo volle alla Gazzetta dello Sport lasciandolo libero di collaborare con la tedesca der Leichtathlet e con il giornale svedese Idrottsbladet, da anni uno dei suoi favoriti grazie all’amicizia con Arnold Larsson.

Brera lo inviò quale corrispondente ai Campionati Europei di Bruxelles, giunti alla quarta edizione. Fu nella capitale belga che il 26 agosto del 1950, nel Cafè de la Madeleine, in rue de la Montagne, nacque l’A.T.F.S. (Association Track e Field Statisticians) ad opera di dieci europei e uno statunitense (Don Potts). Fra gli europei, oltre Quercetani, lo svizzero Fulvio Regli, il tedesco Erich Kamper, il bresciano Bruno Bonomelli e ancora Andrè Greuze, Norris Mc Wirther, André Senay, Bjorn-Joan Weckman, Ekkehard Megede e Wolfang Wünsche.

Roberto Quercetani fu eletto presidente, carica che ricoprì fino al 1968. Presidente onorario Harold Abrahams, l’oro dei 100 di Parigi 1924. Non era mai stato fatto niente dai tempi del pioniere svizzero Maurice Loesche, dipendente della Lega delle Nazioni che aveva accesso ai giornali di tutto il mondo, che era morto giovanissimo all’età di 24 anni.

Nel 1951 uscì a Lugano presso la Tipografia La Commerciale ,un piccolo volume di centoventotto pagine: sono le prime liste mondiali, al quale seguirà “The 1951 A.T.F.S. International Athletic Annual” a firma di Quercetani e Regli.

Gianni Brera, da quell’estroso personaggio che era, inventò per gli articoli di Roberto nomi di fantasia (Augusto Ponticelli, Roberto Laureli, Riccardo Lessi), oppure firmava gli articoli con le iniziali RQ. Elio Trifari ci dice oggi che il primo articolo di Roberto L. Quercetani su La Gazzetta dello Sport vide la luce il 21 agosto 1951.

Brera ebbe una vera venerazione per il lavoro di Roberto arrivando a dire che senza la presenza propiziatoria di Quercetani il braciere olimpico dove ardeva il fuoco di Olimpia non si sarebbe acceso.

Dopo questi inizi a livello mondiale con lavori per lo più di carattere statistico, Quercetani modificò progressivamente il suo modo di raccontare l’atletica abbinando alle aride cifre una prosa coinvolgente frutto della sua cultura umanistica.

Nel 1964, anno in cui portò all’altare nella Chiesa dei Cappuccini di Fiesole Maria Luisa, destinata a diventare la sua preziosa collaboratrice al punto di meritare molte delle dediche dei volumi prodotti, vedeva la luce il suo primo capolavoro “A world history of Track and Field Athletics 1864-1964” pubblicato dalla Oxford University Press con la prefazione di Harold Abrahams. A questa prima edizione fece seguito nel 1965 quella in lingua finlandese e nel 1968 quella italiana a cura della Longanesi. Il libro fu poi tradotto in molte altre lingue fra le quali il giapponese.

L’opera verrà negli anni successivi aggiornata periodicamente.

Ormai la sua fama di storico e giornalista aveva raggiunto l’apice al punto che recatosi con la moglie a Turku, patria di Paavo Nurmi, il suo arrivo nella cittadina finlandese fu pubblicato in prima pagina sul giornale locale Suomèn Vrhelulethi.

I suoi pronostici avevano il potere di avverarsi. Alla vigilia dei Campionati Europei disputati a Berna nel 1954 il foglio sportivo “Idrottsblade” pubblicò una bella vignetta nella quale Quercetani veniva presentato addirittura come Nostradamus per la infallibilità proprio dei suoi pronostici.

La prima olimpiade alla quale presenziò non poteva essere che quella del 1952 nella città di Helsinki, capitale di quella nazione che lo aveva eletto ad autorità indiscussa.

Ma Roberto si considerava ancora nella fase di avvio della carriera di giornalista “free-lance” che riceveva dai giornali (Track and Field e Gazzetta) solo un compenso per il lavoro senza alcun rimborso spese. Lo stesso fu anche per i successivi giochi in terra australiana che raccontò insieme a Vanni Loriga in un gustoso libretto.

Ogni partecipazione era seguita da racconti che svisceravano la storia della atletica e ne rivelavano aspetti sconosciuti, come accadde a Montreal per i Giochi del 1976.

Mentre si trovava nella capitale canadese gli venne in mente di recarsi presso la biblioteca municipale per scoprire cosa avevano scritto i quotidiani del 1909 a proposito della gara in cui Emilio Lunghi, che gareggiava per i colori dell’Irish-American Athletic Club, aveva conquistato con 1:52.4/5 il primato mondiale delle 880 yards (mezzo miglio), quello che lui considerava il primo “mondiale” ottenuto da un italiano se si eccettuava il 2:31.0 ottenuto dallo stesso Lunghi a Roma nel 1908 sulla distanza non olimpica del chilometro.

Consultò quindi i due quotidiani di Montreal, “La Presse” e “The Montreal Daily Star” e trovò dettagliati riscontri in quella che i giornali intitolarono “La danse des records” dal momento che oltre al mondiale di Lunghi furono battuti ben tre primati canadesi.

Nel frattempo la sua produzione libraria, statistiche a parte, si faceva sempre più importante.

La sua presenza ai Giochi Olimpici iniziata nel 1952 si protrasse fino al 1996 con l’edizione organizzata dagli statunitensi ad Atlanta. Pure presente a tutte le edizioni dei Campionati Europei ed ai Mondiali.

Occorrerebbe molto spazio per elencare tutti i libri e i contributi realizzati in carriera da Roberto Quercetani. Libri che spaziano dalle più disparate specialità dell’atletica. Dal giro di pista, alle gare di mezzofondo. Da quelle ad ostacoli ai concorsi.

Come pure occorrerebbe spazio per elencare tutti i riconoscimenti che gli sono stati assegnati dai massimi organismi mondiali per quanto fatto in carriera.

Cito volentieri uno degli ultimi, scritto in lingua inglese perché destinata agli appassionati tutto il mondo e non ai soli appassionati nostrali perché, primo italiano, mi vede co-autore della storia dello sprint dalle origini ai giorni nostri: “A world history of sprint racing 1850-2005 – The stellar events”. Vedere il mio nome affiancato a quello di Roberto sulla copertina di un libro è stato per me veramente un motivo di orgoglio.

Con gesto di grande generosità e lungimiranza lo scorso anno Quercetani, in vista del suo, e della moglie, ritiro in casa di risposo ha deciso di donare tutto il suo patrimonio librario raccolto in tanti anni di attività alla società Assi Giglio Rosso di Firenze affinché venga custodito nella sala di lettura intitolata al compianto Aldo Capanni a disposizione di quanti vorranno ricorrere alla sua consultazione.

Il 13 maggio, a soli dieci giorni dal compimento del suo 97° compleanno, Roberto L. Quercetani ci ha lasciati e ora riposa a Ponte Ema in un piccolo cimitero alle porte di Firenze, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo culturale e sportivo.

Di lui rimarrà indelebile il ricordo del gentiluomo, l’uomo sempre gentile e pronto a collaborare con tutti coloro che gli si rivolgevano con una generosità sorprendente per una autorità quale era.

Gustavo Pallicca

 

Giornata di studi “Storia dello sport: gli archivi, le riviste. Strumenti e indirizzi di ricerca” – Roma, 30 maggio 2019

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Con piacere comunichiamo che è adesso disponibile il programma definitivo della giornata di studi “Storia dello sport: gli archivi, le riviste. Strumenti e indirizzi di ricerca” organizzata dalla Siss, che si terrà a Roma, presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato della Repubblica, il 30 maggio p.v.

Ricordiamo che nell’occasione si svolgerà anche l’Assemblea ordinaria e straordinaria della Società Italiana di Storia dello Sport.

Vi aspettiamo numerosi!

Scarica qui la locandina