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Convocazione Assemblea ordinaria e Assemblea straordinaria – 30 maggio 2019

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Si comunica che sono convocate per il giorno 30 maggio 2019 a Roma, presso la Sala degli Atti Parlamentari – Biblioteca del Senato della Repubblica, a partire dalle ore 13.30, l’Assemblea ordinaria e l’Assemblea straordinaria della Società Italiana di Storia dello Sport, per discutere gli ordini del giorno come da allegati.

Si ricorda che potranno prendere parte all’assemblea con diritto di voto tutti i soci in regola con il pagamento della quota sociale 2019 al 15 maggio 2019, coloro che adempieranno a tale pagamento il giorno dell’assemblea nonché i soci onorari. Sono ammesse deleghe, solo scritte, per ogni socio presente all’assemblea. 

L’Assemblea sarà preceduta da una giornata di studi sul tema “Storia dello sport: gli archivi, le riviste”, di cui si possono trovare informazioni più dettagliate nella sezione Eventi.

Convocazione Assemblea ordinaria

Convocazione Assemblea straordinaria

Proposta di Statuto

“Sport e Grande Guerra. Il contributo del Sud”: la presentazione a Roma

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Mercoledi 16 aprile 2019, nella splendida Caserma Pio IX di Roma, è stato presentato il volume “Sport e Grande Guerra. Il contributo del Sud. Atti del Seminario internazionale. Caserta 5-6 ottobre 2017”, a cura di Angela Teja, Donato Tamblè e Luciano De Luca. A introdurre i lavori è stato il generale di brigata Fulvio Poli, vice capo del V Reparto Affari Generali dell’Esercito, il quale, dopo i saluti iniziali e l’aver ricordato come le caserme siano al servizio della cittadinanza ed aprano volentieri le loro porte a occasioni come queste, ha sottolineato che durante la Grande Guerra lo sport è stato un valido strumento di identità nazionale, al pari del senso comunitario che aveva dato la vita in trincea. La parola è quindi passata al prof. Virgilio Ilari presidente della Società Italiana di Storia Militare, il quale ha messo in evidenza che il significato del seminario internazionale di Caserta è quello di aver mostrato che gli studi di storia dello sport possono agevolmente interfacciarsi con quelli di storia militare. In particolare ha citato, ad esemplificazione dei saggi degli storici militari presenti nel volume, quello di Gregory Alegi, che traccia le fasi della nascita dell’aviazione militare italiana all’interno dell’Esercito con evidenti componenti cavalleresche, molto collegate agli atteggiamenti sportivi. Il prof. Francesco Bonini, presidente della Siss e rettore della Lumsa, nel suo intervento ha rilevato che il volume si occupa delle problematiche del Sud nell’ampia prospettiva del processo di unificazione dell’Italia, affermando la necessità che la storia dello sport si dedichi ai grandi periodi della storia patria. Si è inoltre soffermato sul movimento dei Sokol, un argomento di grande interesse dal punto di vista storico che merita un approfondimento, movimento che si è diffuso nell’Italia del nord-est nel periodo considerato e di cui si è parlato al seminario di Caserta, grazie all’intervento di un rappresentante dell’Ambasciata ceca. È stata quindi sottolineata la necessità di fare rete tra le istituzioni, di costituire ampie comunità di storici a più voci per ottenere risultati crescenti anche nel settore dello sport, come testimonia il lavoro fatto a Caserta. La storia dello sport è difatti una materia trasversale a più discipline, e proprio dal suo insegnamento nelle scuole e nelle università si potrebbero trarre veri e propri “frutti civili”, risultati cioè utili per la formazione dei futuri cittadini. 2 Nella seconda parte della mattinata la parola è passata ai curatori. Per primo ha parlato il prof. Donato Tamblé, presidente del Centro studi Sports’records e condirettore del dipartimento SISS sui beni culturali sportivi, che ha messo in risalto l’importanza di portare avanti l’individuazione e lo studio delle fonti documentarie per la storia dello sport nell’Italia meridionale, evidenziando anche la necessità della tutela degli archivi, soprattutto quelli privati, che, se trascurati, rischiano la dispersione e il degrado. Occorre invece salvaguardare dall’incuria il materiale documentario senza il quale nessuna storia può essere scritta validamente.

 

Tale necessità è ancor più sentita al Sud, dove l’arretratezza economica e culturale, certamente evidente nel periodo della Grande Guerra, per certi versi lo è ancora. Pregio del seminario di Caserta e ora di questo libro è proprio quello di indirizzare in maniera più compiuta l’attenzione degli storici e degli addetti ai lavori sulla necessità di conservare, riordinare e valorizzare il materiale archivistico, che va messo a disposizione soprattutto per la formazione dei nuovi ricercatori. Nel suo intervento il prof. Luciano De Luca, ha voluto anzitutto ricordare l’impegno della famiglia Abbondati nella diffusione della disciplina della ginnastica, citando in particolare Lucia Fellicò Abbondati moglie di Ferdinando. Inoltre, ha ricordato alcuni eroi della Campania che si sono distinti nella Prima Guerra mondiale, tra questi: Oreste Salomone di Capua, primo pilota aviatore a ricevere la Medaglia d’Oro al Valor Militare, e il napoletano Armando Diaz che, prima di essere stato un generale, era stato anche un grande atleta ginnasta. E’ stato quindi invitato a parlare il generale Giorgio Seccia, autore di uno dei contributi del volume, il quale, vista la numerosa presenza tra il pubblico di studenti del liceo sportivo S. Maria, si è intrattenuto su di un tema certamente a loro caro, il calcio, trattando la nascita della prima squadra di questo sport al Sud d’Italia, l’Anglo Palermitan and Foot-Ball club (1900), e di come il mare abbia favorito l’avvento di questa specialità, portando nei porti i vascelli di mercanti e in genere di imprenditori inglesi, i primi appassionati di calcio nella sua storia. A concludere i lavori è stata la prof.ssa Angela Teja, che ha illustrato le immagini proiettate a commento silenzioso della giornata, che erano quelle dei Giochi di Joinville – meglio conosciuti come le Olimpiadi militari del 1919 – auspicando la celebrazione del loro centenario. A questo proposito ha chiesto la collaborazione del gen. Poli e del Gruppo sportivo Esercito per un evento rievocativo in autunno, 3 quando cadrà anche l’anniversario dell’inaugurazione dello stadio Silvano Abba della Cecchignola (1959). Ha quindi ringraziato per l’ospitalità e si è rivolta agli atleti azzurri dell’Esercito presenti in sala: Eva Cristacci del nuoto, Fabio Bianchi della scherma e Gegia Gualtieri dell’atletica leggera. Volendo evidenziare il rapporto che sempre esiste tra passato e presente, è stato ricordato come i Gruppi sportivi militari, che nascono nel secondo dopoguerra, originano idealmente dopo la prima guerra mondiale, proprio dopo l’occasione di Joinville, quando per la prima volta si evidenziò come i soldati fossero tra i meglio addestrati anche per lo sport. Del Gruppo sportivo Esercito ha poi ricordato che è stato il primo a formarsi in maniera organizzata nel 1960, anche in supporto alla macchina organizzativa dei Giochi di Roma, quando il Reparto Olimpico Militare ha avuto un ruolo essenziale per l’apparato logistico della più grande occasione sportiva internazionale estiva che mai abbia avuto l’Italia.

Infine la prof. Teja ha ricordato che i Gruppi sportivi militari, così importanti per il medagliere italiano, lo sono anche perché permettono di risolvere alcuni problemi che derivano, soprattutto per il settore femminile, dall’assenza di una legge organica sul professionismo sportivo, per cui le atlete, per esempio, restano senza alcuna tutela assistenziale e previdenziale, che le priva anche dei diritti della maternità. In sala erano presenti studiosi storici della Sism e della Siss, oltre agli studenti, e tutti, con grande attenzione, hanno ascoltato le relazioni e i racconti storici sportivi, mostrando vivo interesse all’argomento e apprezzandone la novità. Fra gli interventi del pubblico, quello di Vanni Loriga, giornalista e storico dello sport, in particolare di quello militare, essendo stato anche uno dei responsabili del Gruppo sportivo Esercito sia alla Cecchignola che a Orvieto. L’evento è stato annunciato anche nella pagina della Struttura di Missione per la commemorazione dei grandi eventi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (http://eventi.centenario1914-1918.it/it/evento/sport-e-grande-guerra-ilcontributo-del-sud) che si ringrazia sentitamente.

 

I CURATORI

ANGELA TEJA, DONATO TAMBLÉ, LUCIANO DE LUCA

Una giornata di studi sugli archivi sportivi ad Albano patrocinata da SISS

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Mercoledi 10 aprile un folto numero di archivisti, alcuni tra i più esperti e altri apprendisti tali, si è recato al Museo diocesano di Albano per assistere al seminario/laboratorio sugli archivi sportivi organizzato dal Csi Nazionale con il patrocinio della Siss, dell’Aae (Associazione Archivistica Ecclesiastica) e del Centro Studi Sports’ Records – Archivi e memoria dello sport. La giornata di studi si è svolta in un piacevole clima di insegnamento e apprendimento, reso ancor più apprezzabile dalla bellezza dell’ambiente che ha ospitato l’incontro. Il Museo diocesano di Albano infatti è stato da poco restaurato e appare come un gioiello dei Castelli romani incastonato nel Palazzo Lercari di settecentesca memoria. Al seminario erano stati chiamati a raccolta i responsabili dei materiali archivistici dei singoli Comitati del Csi che all’interno di un corso di aggiornamento per operatori sportivi hanno avuto l’occasione di avvicinarsi in maniera qualificata alla materia archivistica. Questa in apparenza si pone come tema di nicchia afferente a un mondo che potrebbe apparire agli antipodi della fisicità dello sport, ma che al contrario lo coinvolge pienamente nel momento in cui alla storia (di cui gli archivi sono premessa ineludibile) si riconosce il ruolo di sua importante chiave interpretativa. Consapevole di ciò e partendo da questa premessa, il pubblico che ha assistito al seminario ha seguito con attenzione ogni sua fase, partecipandovi attivamente. Erano presenti tra gli altri anche Andrea Bordoni del Miur, Augusto Frasca memoria storica del Coni, Vanni Loriga storico giornalista, Franco Lunetta primo dirigente dei Vigili del Fuoco di Capannelle, Marco Savelloni del Forum delle famiglie del Lazio e Flavio Cimini preside del liceo sportivo don Murialdo di Albano. Erano anche presenti due calciatori della Clericus Cup, don Oscar Mogallon che aveva portato, concedendo che poi fosse esposta, la sua maglietta n.6 della squadra del Collegio Altomonte firmata da Papa Francesco, e don Luigi Portarulo del pre-Seminario Vaticano, due importanti testimonial dello sport vissuto in ambiente cattolico. La mattina si è aperta con il saluto del vescovo S.E. Marcello Semeraro che, dopo aver visto il filmato sul 75° del Csi, ha avuto parole di incoraggiamento per lo sport e la sua cultura. Sono poi seguiti i saluti del Direttore del Museo, Roberto Libera, del presidente del Csi Nazionale, Vittorio Bosio, di Emanuela Marinelli in rappresentanza di Monica Grossi soprintendente archivistica del Lazio, di Donato Tamblé a nome di Francesco Bonini presidente della Siss. Quindi le relazioni ufficiali, quella di Donato Tamblé (La corretta gestione degli archivi sportivi come risorsa culturale) e di Alberto Zanetti Lorenzetti della Siss (Il lavoro dello storico dello sport in archivio. Lo studio di un caso: lo sport negli archivi della Venezia Giulia), mentre l’intervento di M. Gaetano Zito sulla convenzione tra Csi Nazionale e Aae (http://www.csi-net.it/index.php?action=pspagina&idPSPagina=3919) in sua assenza è stato sintetizzato da Angela Teja che ha anche introdotto Francesca Garello nella sua narrazione sulla genesi della Mostra del Csi “Nati per correre”, presentata con un nuovo pregevole allestimento realizzato da Eventi di cartone srl sotto la guida e con la cura di Albino Rubeo, e riproposta grazie al Csi Roma. La Mostra, molto apprezzata dai presenti sia per i suoi contenuti (esito della scelta di alcuni oggetti iconici per il Csi selezionati nel suo archivio principale da poco riordinato e reso fruibile agli studiosi presso l’archivio del Movimento di Azione Cattolica Isacem Paolo VI a Roma e negli archivi di alcuni Comitati provinciali) che per il suo allestimento, nuovo e rispettoso dell’ambiente, ideato in maniera originale per gli spazi del Museo diocesano di Albano, essendo generato dalla sovrapposizione e intersezione di prismi di cartone riciclabile, la cui modularità elementare ha consentito una buona libertà interpretativa. La Mostra sarà visitabile fino al 4 maggio nei giorni martedi dalle 9 alle 13, mercoledi dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, il sabato dalle 15 alle 19. Per prenotarsi sarà necessario contattare info@museodiocesanodialbano.it e gilbertostival07@gmail.com .
I lavori sono ripresi nel pomeriggio con il laboratorio di archivistica, durante il quale sono state illustrate le dispense (scritte per il Csi da Rosalba Catacchio, Angela Teja e Gaetano Zito) distribuite ai partecipanti con alcuni dei principi fondamentali dell’archivistica, un Glossarietto e un’Appendice contenente la guida all’archivio Csi presso l’Isacem e il Titolario appositamente creato da M. Zito per i Comitati provinciali del Csi. Molte le domande e le successive spiegazioni di alcuni punti chiave del progetto di salvaguardia della storia del Csi, iniziato concretamente ad Albano, quali la necessità di completare il censimento degli archivi dei Comitati, la designazione di responsabili degli stessi e la loro formazione, e soprattutto si è deciso di fissare un nuovo incontro con M. Zito per un approfondimento sul suo Titolario e una migliore definizione delle tappe del progetto.

Un momento della giornata di studi
Donato Tamblè nel corso del suo intervento
Un altro momento della giornata
Visita alla mostra

VIII Convegno nazionale SISS “FAUSTO COPPI E LA STORIA DEL CICLISMO ITALIANO” – CfP

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Annunciato il prossimo Convegno Nazionale SISS, che ha raggiunto la ottava edizione. Il Convegno si terrà a Novi Ligure, presso il Museo dei Campionissimi il  18 e 19 ottobre 2019, nel contesto del programma “Storia di un campione. 100 anni di Fausto Coppi” della Regione Piemonte. Tema del convegno sarà Fausto Coppi e la storia del ciclismo italiano. Nell’allegato troverete la call for presentation aperta ai soci e agli amici di Siss.

 

Museo del ciclismo del Ghisallo – Stagione 2019

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Con piacere segnaliamo il programma-eventi 2019 del Museo del ciclismo del Ghisallo, uno dei musei dello sport con cui Siss è convenzionata.

Anche il Ghisallo nel 2019 sarà “formato campionissimo”, con una serie di eventi dedicati al centenario della nascita di Fausto Coppi, che impegneranno il museo dal 2 marzo al 3 novembre.

Scarica qui il programma di eventi

 

 

Historycar119 – Call for paper

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Siss patrocina il Convegno di Storia dell’Automobilismo Historycar119 che si terrà a Mantova il 13-14 settembre 2019.
Scadenza per la consegna dell’abstract fine aprile 2019.
Tutte le informazioni si trovano nel sito https://historycar119.tumblr.com e nell’allegato

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Anche lo sport nel “Viaggio nella storia sociale dell’Italia repubblicana (1945 – 1985)”

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Il nostro socio Filippo Mazzoni ha riservato uno spazio importante alla storia dello sport nel suo volume appena uscito intitolato “Viaggio nella storia sociale dell’Italia repubblicana (1945 – 1985)”, partendo dalla semifinale di Messico ’70 per giungere fino alla strage dell’Heysel.

E’ uscito “European Football During the Second World War”

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Al volume “European Football During the Second World War” ha collaborato anche il nostro socio Marco Impiglia. Pubblichiamo qui sotto un breve resoconto del suo intervento.

IL FOOTBALL A ROMA DURANTE L’OCCUPAZIONE TEDESCA E ANGLO-AMERICANA (1943-1945)

Sebbene la storiografia del calcio italiano abbia avuto un’accelerazione in positivo negli ultimi tempi, grazie anche all’apporto di studiosi britannici e francesi, poco è ancora stato scritto sul periodo più crudo della seconda guerra mondiale, subito dopo la fine della dittatura di Mussolini. C’è un motivo preciso: la distruzione quasi totale della documentazione della Federazione Italiana Giuoco Calcio riguardante il periodo in questione non lascia molto margine di ricerca. Il mio saggio – inserito in un volume dapprima pubblicato in lingua tedesca ed ora, dopo aver vinto un premio internazionale, tradotto da una casa editrice statunitense – si limita a delineare un quadro complessivo dei cosiddetti “Campionati di guerra”, con particolare riferimento alla città di Roma, avvalendosi di testimonianze orali raccolte una ventina di anni or sono. Per comodità di esposizione, si divide in due parti: stagione 1943-44 e stagione 1944-45.

Da un’analisi sommaria, nel saggio ho avanzato due considerazioni di base: 1) l’industria del calcio in Italia non si è fermata mai in tempo di guerra, e quasi tutte le migliori squadre hanno continuato a disputare tornei anche nei frangenti più difficili; 2) l’organizzazione dei campionati professionistici e semiprofessionistici modellata in Era fascista si è sfaldata solo nel 1943, lasciando spazio a nuove forme organizzative sia per lo svolgimento dei campionati maggiori sia per la distribuzione degli utili economici. In sostanza, c’è stato un ritorno ad un livello molto simile a quello dei primi anni Venti.

Anche nella stagione 1941-42 tutte le rilevazioni sull’affluenza negli stadi non denunciano sintomi di flessione. Nessun appuntamento calcistico di alto profilo fu differito, malgrado le crescenti difficoltà dei trasporti. La AS Roma si aggiudicò il campionato: prima società del centro-sud a vincere lo scudetto. Alcuni storici sono concordi nell’affermare che i “giallorossi” riuscirono nell’impresa grazie al fatto che Roma fu una delle poche grandi città a non subire bombardamenti fino all’estate del 1943. Dall’utunno del 1942, infatti, il triangolo storico del calcio italiano – Torino, Milano e Genova – divenne oggetto di attacchi aerei.  Il Calcio Illustrato, il più seguito magazine sportivo del Paese, rilevò un dato statistico sorprendente: il record assoluto di affluenza sugli spalti rispetto ai 40 campionati precedenti.

Assai diverso fu l’andamento complessivo dei campionati svoltisi nella stagione 1942-43. Drastico fu il calo del pubblico, e moltissime furono le partite rinviate o interrotte per via dei bombardamenti aerei. Il campionato unico 1943-44, misto di squadre di Serie A, B, C, fu il campionato che segnò l’indietreggiamento delle lancette dell’orologio all’ora pre-fascista. Due i fenomeni che lo riguardarono strettamente: 1) il ritorno degli assi in provincia, col conseguente pareggiamento dei valori dei team blasonati e di quelli non blasonati; 2) la diffusa aziendalizzazione dei club sportivi.   Il livellamento dei valori fu assai evidente nel settentrione, dove squadre come il Varese (che annoverava Giuseppe Meazza, il popolare “Balilla”), la Pro Patria di Busto Arsizio (che aveva Annibale Frossi, l’eroe di Berlino 1936), il Brescia, la Biellese, il Cesena o l’Ampelea di Isola d’Istria   batterono avversarie di caratura tradizionalmente superiore come il Milan, la Juventus, il Bologna o l’Udinese. Le difficoltà logistiche sconvolsero sia la scala dei valori che i normali canoni organizzativi.  Altre anomalie furono l’alternante disponibilità dei giocatori, con parecchie gare disputate a numero ridotto di partecipanti, e  l’intemperanza costante dei tifosi, non più contenibile dalle scarsamente presenti forze dell’ordine. Moltissime furono le partite sospese.

Per quel che riguarda la aziendalizzazione dei club, trattasi di un fenomeno che non riporta direttamente all’età liberale,  ma piuttosto va considerato come un’amplificazione di un trend avvertibile in piena epoca fascista. Nel 1934-35, infatti, delle 610 squadre affiliate alla Figc (593 in Italia e 17 nelle colonie estere) circa il 20% erano già collegabili a gruppi sportivi aziendali. Nel quinquennio successivo, la sigla Ond, Opera Nazionale Dopolavoro, comparve sempre di più nel titolo dei club polisportivi. Questo fenomeno originò da un’intesa tra il Coni e l’Ond avvenuta nel 1936, in base alla quale l’Opera cambiò il suo inquadramento da meramente ricreativo a ricreativo-agonistico e si impegnò a firmare singoli accordi con le federazioni sportive. L’accordo Ond-Figc comportò un vistoso aumento delle squadre calcistiche nascenti come sezioni di gruppi sportivi  legati ad aziende e affiliati all’Ond, l’ente che si occupava del tempo libero dei lavoratori. Con l’entrata in guerra, la crisi delle società sportive di marca non aziendale o militare-statale si accentuò, così che molti club, per non rischiare di sparire, si agganciarono a realtà dopolavoristiche. La connessione footballer-impiegato-operaio divenne il modello cardine dei primi anni Quaranta; uno status non dissimile da quello dei calciatori sovietici dello stesso periodo.

Devo aggiungere che la mia vecchia tesi di laurea sul Dopolavoro e lo sport in era fascista, discussa nel 1991 a Tor Vergata, mi ha aiutato a delineare questi ultimi sviluppi, fatto apprezzato da uno dei curatori, il prof. Herzog.

Marco Impiglia

Numero speciale di “Hispania Nova”

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Segnaliamo con piacere l’uscita dell’ultimo numero della rivista “Hispania Nova”, in cui è presente un dossier curato da Juan Antonio Simon Sanjurjo dedicato al tema Sport e Totalitarismo, e a cui hanno dato il loro contributo anche alcuni soci Siss.

La rivista è open access e si può scaricare gratuitamente a questo Link: https://e-revistas.uc3m.es/index.php/HISPNOV/index

Forum di Playing Pasts a Wychwood Park

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Il nostro socio Gherardo Bonini al Forum

In un tipico affascinante club di golf inglese a Wychwood Park, nell’area extraurbana di
Manchester, si è svolto il Forum della piattaforma elettronica Playing Pasts, organizzata in maniera impeccabile da Dave Day e Margaret Roberts dell’Università metropolitana di Manchester, pur tra diverse difficoltà.
Oltre ad un buon numero di accademici ed esperti britannici, il Forum ha ospitato alcuni
specialisti di diversi paesi europei, e nonostante i contributi affrontassero tematiche assai
distinte per periodizzazione temporale e area geografica, sono affiorate alcune linee comuni
della ricerca, tra le quali l’indicazione di una realtà sotterranea locale, presenti in tutti i paesi, portata ad offrire un quadro differente dalle immagini storiografiche comunemente accettate e, dall’altro lato, sorprendenti punti in comune tra realtà tra loro diverse.
Mike Huggins ha dato il la all’incontro analizzando le tematiche delle gare ippiche e delle
scommesse ad esse collegate. Gli archivi locali, le memorie di protagonisti e collaterali
ampliano il quadro finora conosciuto sul periodo etichettato come proto-moderno dalla
seconda metà del Seicento all’alba del periodo d’espansione capitalistica. Le discipline
sportive hanno subito continui andamenti fluttuanti nell’interesse e nel favore del pubblico e alcuni giochi non hanno mai raggiunto lo status di disciplina sportiva.
Nel secondo intervento di Dejan Zec è stata confermata la ricchezza dell’approccio
interdisciplinare alla comprensione dei fenomeni della cultura popolare. Prendendo esempio
dall’influenza della musica leggera (Beatles), del cinema (films britannici) e della rivalità con il modello del calcio inglese, si è potuto formare un quadro assai interessante sull’evoluzione della società jugoslava dall’immediato dopoguerra alla tragica guerra etnica del 1991. Il regime tollerava l’ingresso di questa cultura popolare a preminenza britannica volendo indicare quale fosse l’erroneità di tale modello, ma tifosi e consumatori di quelle
manifestazioni popolari ne hanno assorbito le parti ritenute positive e condivisibili.
Keith Myerscough ha parlato delle squadre di pallacanestro formate negli Stati Uniti da atleti di colore che hanno utilizzato la ghettizzazione per sviluppare un modello ed uno stile di gioco e di vita indipendente. I giocatori di colore hanno con grande fatica abbattuto le
barriere discriminatorie che prendevano forme nei regolamenti.
Gherardo Bonini ha offerto un profilo aggiornato e corretto su Otto Herschmann, un atleta e dirigente austriaco vittima dell’Olocausto nel 1942, sebbene avesse nel lontano 1895 notificato la sua uscita dal culto ebraico. Dopo avere con fatica avuto accesso alle cariche dirigenziali nel campo olimpico e nel nuoto, è stato allontanato, ma ha saputo riconquistare prestigio e credibilità reinventandosi schermidore di qualità tra i 45 e i 50 anni. In seguito a questi successi è tornato a giocare un nuovo importante ruolo dirigenziale.
Mark Evans ha relazionato sull’hockey femminile su prato in Inghilterra, una realtà che ha
contrastato con forza una discriminazione di genere. Filip Walenta ha offerto un ampio
quadro del ciclismo belga durante l’occupazione tedesca nella prima guerra mondiale. I
ciclisti belgi hanno opposto varie forme di resistenza.
Samie Jayne Oldfield ha parlato del netball, il tipico sport femminile simile alla
pallacanestro. Conor Heffernan ha illustrato con efficacia i rapporti tra la nuova cultura fisica introdotta anche in Irlanda da Eugen Sandow e la sua costruzione funzionale nella nuova Repubblica.
Derek Herman ha parlato sulle sei giorni della marcia veloce in Scozia nella seconda metà
dell’Ottocento tra corruzione, propaganda e vera fatica, anche al femminile. Luke Harris ha presentato una biografia del maratoneta inglese Jack Pierce, che dopo la brillante
partecipazione alle Olimpiadi di Londra del 1908, passò professionista sperando di
capitalizzare il momento magico della gare di maratona che, a differenza degli Stati Uniti, si
esaurì dopo breve tempo in Gran Bretagna.
Hans Appel ha offerto un quadro originale degli intrecci tra sport e teatro femminile nel
periodo del café chantant. Stjn Knuts ha parlato dell’associazione degli sportivi cristiani
lavoratori, del complesso rapporto tra finalità cristiana e finalità dopolavoristica nel periodo
tra gli anni ’60 e ‘80. Les Crang ha offerto un’originale ricostruzione del Torneo di
Wimbledon del 1980 che fu un momento di grande svolta per il movimento tennistico
femminile, ma fu oscurato dalla finale maschile tra Bjorn Borg e John Mc Enroe. Infine,
l’ultimo intervento di Jean François Loudcher è stato dedicato alla costruzione del mito del campione mondiale di pugilato Marcel Cerdan, prematuramente scomparso nel 1949. Sulle colonne di un giornale di fumetti, pochi anni dopo, si propose una ricostruzione della vita di Cerdan, fra alterazioni della storia, come l’oscuramento della sua relazione con Edith Piaf, ed altre distorsioni. Il progetto editoriale, che pur si avvaleva di un settore grafico di primo livello ed era aperto anche alla ricostruzione di altre storie sportive, non ebbe successo e il giornale chiuse i battenti.
In ultima analisi, è stato un forum contrassegnato da un grande spirito collaborativo e di
fattiva convivialità. Dave Day ha creato dei gruppi di lavoro per il miglioramento della
piattaforma Playing Pasts e i risultati di queste inchieste saranno valutati nelle prossime
settimane.