Condividiamo il saluto a Diego Armando Maradona da parte del nostro socio Raffaele Ciccarelli:

Nonostante il nostro mestiere, nonostante l’esperienza di una vita, non si è mai troppo preparati quando arrivano notizie inattese, tristi, che ti precipitano in una sorta di vuoto pneumatico. Davanti al foglio bianco resti basito, esso diventa schermo su cui si proiettano le millanta immagini di chi non c’è più, di ricordi che ti travolgono come uno tsunami, non riuscendo a distinguere, con gli occhi velati di lacrime, da quale cominciare, perché tutte importanti. Quando poi non è e non sarà mai così, perché potrà essere volato via l’uomo Diego Armando Maradona, ma la sua leggenda, la leggenda di D10s, resterà per sempre. Pochi giorni fa stavo a scrivere del compimento dei suoi sessant’anni, descrivendolo come quel geniale pittore che ha usato il suo piede sinistro come un pennello per disegnare magie sul campo di calcio. Qualche tempo fa scrissi un racconto riferito a quello che è stato considerato l’apice della sua leggenda, la partita del mondiale del 1986 in Messico contro l’Inghilterra, quando fu capace di segnare la rete più furba e quella più bella della storia. Ma veramente centinaia, se non migliaia, potrebbero essere gli aneddoti legati alle sue magie sul campo. Queste sono quelle cose che nessuna morte potrà portare via. Gli acciacchi della vita sregolata che purtroppo aveva fatto, ne avevano minato il fisico, ma la vita privata l’ho sempre considerata una cosa sua, a noi, a me, ha sempre interessato quello che faceva in campo, e lì non c’erano dubbi su chi fosse il più grande. Anzi, a ben pensare, questo aumenta il rammarico, perché se così ci ha deliziato, si provi a immaginare cosa avrebbe ancora potuto farci vedere, se fosse stato un atleta diverso. Ma anche questa era la sua grandezza. Pleonastico paragonarlo a Pelé, così come paragonarlo ai grandi di oggi, Cristiano Ronaldo e Leo Messi. Ognuno grande nella sua epoca, ma Maradona ha sempre avuto qualcosa di diverso, perché egli era il campione del popolo. E il suo
popolo, oltre l’Argentina, abitava qui, in quell’angolo di terra della nostra Penisola che è Napoli. Qui egli ha trovato la sua dimensione, un popolo da guidare e che si è lasciato guidare, fedele al suo Re, perché questo è stato Diego a Napoli: un Re e non un Masaniello, una guida rimasta nel tempo e che resterà imperitura, e non un rivoluzionario del momento. Decine di volte è caduto, colpito dagli acciacchi come gli avversari miravano alle sue gambe, unico modo per fermarlo, altrettante volte si è rialzato, senza mai protestare, senza mai perdere la sua forza. Non questa volta. La vita ha portato il tackle definitivo, il Re non si rialzerà più. Il calcio è morto. Ma il calcio vive, e continuerà sempre a vivere, perché quello che ci ha mostrato Maradona con il suo genio calcistico, nulla e nessuno
potrà mai cancellarlo, finché il sole brillerà sulle cose umane. AD10s, D10s.

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