In un tipico affascinante club di golf inglese a Wychwood Park, nell’area extraurbana di
Manchester, si è svolto il Forum della piattaforma elettronica Playing Pasts, organizzata in maniera impeccabile da Dave Day e Margaret Roberts dell’Università metropolitana di Manchester, pur tra diverse difficoltà.
Oltre ad un buon numero di accademici ed esperti britannici, il Forum ha ospitato alcuni
specialisti di diversi paesi europei, e nonostante i contributi affrontassero tematiche assai
distinte per periodizzazione temporale e area geografica, sono affiorate alcune linee comuni
della ricerca, tra le quali l’indicazione di una realtà sotterranea locale, presenti in tutti i paesi, portata ad offrire un quadro differente dalle immagini storiografiche comunemente accettate e, dall’altro lato, sorprendenti punti in comune tra realtà tra loro diverse.
Mike Huggins ha dato il la all’incontro analizzando le tematiche delle gare ippiche e delle
scommesse ad esse collegate. Gli archivi locali, le memorie di protagonisti e collaterali
ampliano il quadro finora conosciuto sul periodo etichettato come proto-moderno dalla
seconda metà del Seicento all’alba del periodo d’espansione capitalistica. Le discipline
sportive hanno subito continui andamenti fluttuanti nell’interesse e nel favore del pubblico e alcuni giochi non hanno mai raggiunto lo status di disciplina sportiva.
Nel secondo intervento di Dejan Zec è stata confermata la ricchezza dell’approccio
interdisciplinare alla comprensione dei fenomeni della cultura popolare. Prendendo esempio
dall’influenza della musica leggera (Beatles), del cinema (films britannici) e della rivalità con il modello del calcio inglese, si è potuto formare un quadro assai interessante sull’evoluzione della società jugoslava dall’immediato dopoguerra alla tragica guerra etnica del 1991. Il regime tollerava l’ingresso di questa cultura popolare a preminenza britannica volendo indicare quale fosse l’erroneità di tale modello, ma tifosi e consumatori di quelle
manifestazioni popolari ne hanno assorbito le parti ritenute positive e condivisibili.
Keith Myerscough ha parlato delle squadre di pallacanestro formate negli Stati Uniti da atleti di colore che hanno utilizzato la ghettizzazione per sviluppare un modello ed uno stile di gioco e di vita indipendente. I giocatori di colore hanno con grande fatica abbattuto le
barriere discriminatorie che prendevano forme nei regolamenti.
Gherardo Bonini ha offerto un profilo aggiornato e corretto su Otto Herschmann, un atleta e dirigente austriaco vittima dell’Olocausto nel 1942, sebbene avesse nel lontano 1895 notificato la sua uscita dal culto ebraico. Dopo avere con fatica avuto accesso alle cariche dirigenziali nel campo olimpico e nel nuoto, è stato allontanato, ma ha saputo riconquistare prestigio e credibilità reinventandosi schermidore di qualità tra i 45 e i 50 anni. In seguito a questi successi è tornato a giocare un nuovo importante ruolo dirigenziale.
Mark Evans ha relazionato sull’hockey femminile su prato in Inghilterra, una realtà che ha
contrastato con forza una discriminazione di genere. Filip Walenta ha offerto un ampio
quadro del ciclismo belga durante l’occupazione tedesca nella prima guerra mondiale. I
ciclisti belgi hanno opposto varie forme di resistenza.
Samie Jayne Oldfield ha parlato del netball, il tipico sport femminile simile alla
pallacanestro. Conor Heffernan ha illustrato con efficacia i rapporti tra la nuova cultura fisica introdotta anche in Irlanda da Eugen Sandow e la sua costruzione funzionale nella nuova Repubblica.
Derek Herman ha parlato sulle sei giorni della marcia veloce in Scozia nella seconda metà
dell’Ottocento tra corruzione, propaganda e vera fatica, anche al femminile. Luke Harris ha presentato una biografia del maratoneta inglese Jack Pierce, che dopo la brillante
partecipazione alle Olimpiadi di Londra del 1908, passò professionista sperando di
capitalizzare il momento magico della gare di maratona che, a differenza degli Stati Uniti, si
esaurì dopo breve tempo in Gran Bretagna.
Hans Appel ha offerto un quadro originale degli intrecci tra sport e teatro femminile nel
periodo del café chantant. Stjn Knuts ha parlato dell’associazione degli sportivi cristiani
lavoratori, del complesso rapporto tra finalità cristiana e finalità dopolavoristica nel periodo
tra gli anni ’60 e ‘80. Les Crang ha offerto un’originale ricostruzione del Torneo di
Wimbledon del 1980 che fu un momento di grande svolta per il movimento tennistico
femminile, ma fu oscurato dalla finale maschile tra Bjorn Borg e John Mc Enroe. Infine,
l’ultimo intervento di Jean François Loudcher è stato dedicato alla costruzione del mito del campione mondiale di pugilato Marcel Cerdan, prematuramente scomparso nel 1949. Sulle colonne di un giornale di fumetti, pochi anni dopo, si propose una ricostruzione della vita di Cerdan, fra alterazioni della storia, come l’oscuramento della sua relazione con Edith Piaf, ed altre distorsioni. Il progetto editoriale, che pur si avvaleva di un settore grafico di primo livello ed era aperto anche alla ricostruzione di altre storie sportive, non ebbe successo e il giornale chiuse i battenti.
In ultima analisi, è stato un forum contrassegnato da un grande spirito collaborativo e di
fattiva convivialità. Dave Day ha creato dei gruppi di lavoro per il miglioramento della
piattaforma Playing Pasts e i risultati di queste inchieste saranno valutati nelle prossime
settimane.

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