Riceviamo e con piacere pubblichiamo il bellissimo ricordo di Roberto L. Quercetani, storico dell’atletica leggera e socio onorario della Siss scomparso il 13 maggio scorso, scritto dal nostro socio Gustavo Pallicca.

RICORDO DI ROBERTO L. QUERCETANI

Quando un destino inesorabile ti fa perdere un amico carissimo, un maestro, lo strazio per la perdita ti appare al momento difficilmente superabile anche se la ineluttabile certezza del tempo che passa per tutti dovrebbe lenire il dolore; ma se a questo dolore si unisce la consapevolezza che la persona che se ne è andata era di una competenza culturale e di una conoscenza fuori del comune del mondo che descriveva, allora al dolore si unisce anche lo sconforto per il vuoto che tutto d’un tratto ti si spalanca davanti.

Sono queste le sensazioni che hanno colpito il mio animo quando la moglie Maria Luisa mi ha comunicato, alle prime ore del pomeriggio del 13 maggio, la scomparsa del marito Roberto L. Quercetani.

Con questo animo mi accingo a tracciare il profilo di uno straordinario personaggio che per anni ha raccontato al mondo intero la storia di uno sport del quale è diventato la autorità indiscussa e riconosciuta da generazioni di appassionati, di studiosi e da quanti avevano timore reverenziale di fronte ai tempi, alle misure, alle date di cui l’atletica si nutre e sulle quali fin dai tempi dei primi dell’800 ha costruito la sua leggenda.

Roberto L. Quercetani (la “elle” sta per Luigi, il nome di un suo caro cugino mancato poco prima della sua nascita) era nato a Firenze, Borgo San Jacopo, il 3 maggio del 1922.

Non praticò mai sport ma a dieci anni, il 4 agosto del 1932, mentre passeggiava con il padre in piazza Vittorio Emanuele a Firenze (ora piazza della Repubblica) fu folgorato da una notizia apparsa su un pannello luminoso collocato sulla facciata di un palazzo: l’italiano Luigi Beccali a Los Angeles aveva vinto la medaglia d’oro dei 1500 metri ai Giochi Olimpici.

La folgorazione si tramutò in passione quando l’anno dopo, il 24 settembre del 1933, durante l’intervallo della partita Fiorentina-Roma che si svolgeva allo Stadio Giovanni Berta (oggi Artemio Franchi) il giovane Roberto vide lo stesso Beccali stabilire con il tempo di 1:50 e 3/5 il primato italiano degli 800 metri.

La passione fu alimentata dall’abbonamento semestrale regalatogli dal padre (nonostante il parere contrario della mamma) alla rivista “der Leichtathlet” che gli spalancò gli occhi sul fantastico mondo dell’atletica mondiale.

Terminati gli studi magistrali, nel 1940 non riuscì a ottenere l’ammissione alla facoltà di lingue del Magistero in quanto si presentò all’esame in camicia bianca e non in quella nera auspicata dalla commissione. Lo “schiavo della libertà”, come lui amava definirsi, fu rimandato all’anno successivo quando la camicia nera non fu più necessaria.

Si impiegò allora in un istituto bancario fiorentino (la Banca Commerciale) continuando a coltivare la passione per lo studio delle lingue. Ma Roberto era uno spirito libero e le mura della banca gli andarono subito strette e quindi nel 1944, con la guerra che volgeva al termine lavorò come interprete prima con gli inglesi e poi con gli americani della 5a armata del Gen. Clark, forte della conoscenza delle lingue inglese, tedesco, francese e spagnolo.

L’anno prima era apparso, ad opera di un suo corrispondente finlandese che aveva tradotto in testo i dati che si erano scambiati sui discoboli italiani Consolini e Tosi, un articolo sulla rivista Ylesurheilu.

Nel 1948 la sua fama di storico e statistico dell’atletica leggera varcò l’oceano e grazie anche alla amicizia stretta con lo statunitense Don Potts, insegnante di matematica presso la Università di Pasadena, iniziò la collaborazione, come editore europeo, con la rivista Track and Field News dei fratelli Cordner e Bert Nelson, divenendo presto co-autore dei World Ranking.

In Italia iniziò a collaborare con il Corriere dello Sport, che lasciò nel 1950 per rispondere all’invito che gli fece Gianni Brera che lo volle alla Gazzetta dello Sport lasciandolo libero di collaborare con la tedesca der Leichtathlet e con il giornale svedese Idrottsbladet, da anni uno dei suoi favoriti grazie all’amicizia con Arnold Larsson.

Brera lo inviò quale corrispondente ai Campionati Europei di Bruxelles, giunti alla quarta edizione. Fu nella capitale belga che il 26 agosto del 1950, nel Cafè de la Madeleine, in rue de la Montagne, nacque l’A.T.F.S. (Association Track e Field Statisticians) ad opera di dieci europei e uno statunitense (Don Potts). Fra gli europei, oltre Quercetani, lo svizzero Fulvio Regli, il tedesco Erich Kamper, il bresciano Bruno Bonomelli e ancora Andrè Greuze, Norris Mc Wirther, André Senay, Bjorn-Joan Weckman, Ekkehard Megede e Wolfang Wünsche.

Roberto Quercetani fu eletto presidente, carica che ricoprì fino al 1968. Presidente onorario Harold Abrahams, l’oro dei 100 di Parigi 1924. Non era mai stato fatto niente dai tempi del pioniere svizzero Maurice Loesche, dipendente della Lega delle Nazioni che aveva accesso ai giornali di tutto il mondo, che era morto giovanissimo all’età di 24 anni.

Nel 1951 uscì a Lugano presso la Tipografia La Commerciale ,un piccolo volume di centoventotto pagine: sono le prime liste mondiali, al quale seguirà “The 1951 A.T.F.S. International Athletic Annual” a firma di Quercetani e Regli.

Gianni Brera, da quell’estroso personaggio che era, inventò per gli articoli di Roberto nomi di fantasia (Augusto Ponticelli, Roberto Laureli, Riccardo Lessi), oppure firmava gli articoli con le iniziali RQ. Elio Trifari ci dice oggi che il primo articolo di Roberto L. Quercetani su La Gazzetta dello Sport vide la luce il 21 agosto 1951.

Brera ebbe una vera venerazione per il lavoro di Roberto arrivando a dire che senza la presenza propiziatoria di Quercetani il braciere olimpico dove ardeva il fuoco di Olimpia non si sarebbe acceso.

Dopo questi inizi a livello mondiale con lavori per lo più di carattere statistico, Quercetani modificò progressivamente il suo modo di raccontare l’atletica abbinando alle aride cifre una prosa coinvolgente frutto della sua cultura umanistica.

Nel 1964, anno in cui portò all’altare nella Chiesa dei Cappuccini di Fiesole Maria Luisa, destinata a diventare la sua preziosa collaboratrice al punto di meritare molte delle dediche dei volumi prodotti, vedeva la luce il suo primo capolavoro “A world history of Track and Field Athletics 1864-1964” pubblicato dalla Oxford University Press con la prefazione di Harold Abrahams. A questa prima edizione fece seguito nel 1965 quella in lingua finlandese e nel 1968 quella italiana a cura della Longanesi. Il libro fu poi tradotto in molte altre lingue fra le quali il giapponese.

L’opera verrà negli anni successivi aggiornata periodicamente.

Ormai la sua fama di storico e giornalista aveva raggiunto l’apice al punto che recatosi con la moglie a Turku, patria di Paavo Nurmi, il suo arrivo nella cittadina finlandese fu pubblicato in prima pagina sul giornale locale Suomèn Vrhelulethi.

I suoi pronostici avevano il potere di avverarsi. Alla vigilia dei Campionati Europei disputati a Berna nel 1954 il foglio sportivo “Idrottsblade” pubblicò una bella vignetta nella quale Quercetani veniva presentato addirittura come Nostradamus per la infallibilità proprio dei suoi pronostici.

La prima olimpiade alla quale presenziò non poteva essere che quella del 1952 nella città di Helsinki, capitale di quella nazione che lo aveva eletto ad autorità indiscussa.

Ma Roberto si considerava ancora nella fase di avvio della carriera di giornalista “free-lance” che riceveva dai giornali (Track and Field e Gazzetta) solo un compenso per il lavoro senza alcun rimborso spese. Lo stesso fu anche per i successivi giochi in terra australiana che raccontò insieme a Vanni Loriga in un gustoso libretto.

Ogni partecipazione era seguita da racconti che svisceravano la storia della atletica e ne rivelavano aspetti sconosciuti, come accadde a Montreal per i Giochi del 1976.

Mentre si trovava nella capitale canadese gli venne in mente di recarsi presso la biblioteca municipale per scoprire cosa avevano scritto i quotidiani del 1909 a proposito della gara in cui Emilio Lunghi, che gareggiava per i colori dell’Irish-American Athletic Club, aveva conquistato con 1:52.4/5 il primato mondiale delle 880 yards (mezzo miglio), quello che lui considerava il primo “mondiale” ottenuto da un italiano se si eccettuava il 2:31.0 ottenuto dallo stesso Lunghi a Roma nel 1908 sulla distanza non olimpica del chilometro.

Consultò quindi i due quotidiani di Montreal, “La Presse” e “The Montreal Daily Star” e trovò dettagliati riscontri in quella che i giornali intitolarono “La danse des records” dal momento che oltre al mondiale di Lunghi furono battuti ben tre primati canadesi.

Nel frattempo la sua produzione libraria, statistiche a parte, si faceva sempre più importante.

La sua presenza ai Giochi Olimpici iniziata nel 1952 si protrasse fino al 1996 con l’edizione organizzata dagli statunitensi ad Atlanta. Pure presente a tutte le edizioni dei Campionati Europei ed ai Mondiali.

Occorrerebbe molto spazio per elencare tutti i libri e i contributi realizzati in carriera da Roberto Quercetani. Libri che spaziano dalle più disparate specialità dell’atletica. Dal giro di pista, alle gare di mezzofondo. Da quelle ad ostacoli ai concorsi.

Come pure occorrerebbe spazio per elencare tutti i riconoscimenti che gli sono stati assegnati dai massimi organismi mondiali per quanto fatto in carriera.

Cito volentieri uno degli ultimi, scritto in lingua inglese perché destinata agli appassionati tutto il mondo e non ai soli appassionati nostrali perché, primo italiano, mi vede co-autore della storia dello sprint dalle origini ai giorni nostri: “A world history of sprint racing 1850-2005 – The stellar events”. Vedere il mio nome affiancato a quello di Roberto sulla copertina di un libro è stato per me veramente un motivo di orgoglio.

Con gesto di grande generosità e lungimiranza lo scorso anno Quercetani, in vista del suo, e della moglie, ritiro in casa di risposo ha deciso di donare tutto il suo patrimonio librario raccolto in tanti anni di attività alla società Assi Giglio Rosso di Firenze affinché venga custodito nella sala di lettura intitolata al compianto Aldo Capanni a disposizione di quanti vorranno ricorrere alla sua consultazione.

Il 13 maggio, a soli dieci giorni dal compimento del suo 97° compleanno, Roberto L. Quercetani ci ha lasciati e ora riposa a Ponte Ema in un piccolo cimitero alle porte di Firenze, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo culturale e sportivo.

Di lui rimarrà indelebile il ricordo del gentiluomo, l’uomo sempre gentile e pronto a collaborare con tutti coloro che gli si rivolgevano con una generosità sorprendente per una autorità quale era.

Gustavo Pallicca

 

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