Nell’attesa di riprendere l’attività sociale, pubblichiamo con piacere un resoconto del nostro socio Vincenzo Mercuri sulla giornata dei seminari Sissco a Bologna lo scorso 7 febbraio.

Nicola Sbetti e Stefano Pivato
Nicola Sbetti e Sergio Giuntini
Grande attenzione per le parole di Guido Panico

Il ciclo di seminari SISS-SISSCO sulla storia del calcio e sulle sue prospettive storiografiche inizia con questa affermazione-domanda: “ Sul calcio si è detto tutto o quasi”. La risposta si evince fin dalle prime fasi della discussione, quando vengono affrontati i rapporti del calcio con altre discipline, diverse dalla storia, quali sociologia, diritto e letteratura e mostrando quindi l’enormità delle prospettive di ricerca ancora da esplorare sul “gioco più bello del mondo” e sui suoi sviluppi passati, presenti e futuri.
La prima parte delle discussioni si è quindi concentrata sul rapporto con le altre discipline vedendo l’esposizione dei professori dell’Unibo Stefano Martelli e Margherita Pittalis, incentrati a trattare rispettivamente i legami del calcio con la sociologia e il diritto. Quest’ultimo in particolare risulta essere particolarmente interessante, anche in virtù del continuo mutare del calcio e della sua capacità di fare giurisprudenza, portando ad esempio il recente caso di Emiliano Sala e la conseguente controversia sul pagamento del cartellino, dopo la morte del giocatore. Oltre a ciò, il diritto risulta particolarmente attinente ad altri aspetti del mondo del calcio quali il crescente potere dei procuratori, la tutela dei minori nella compravendita, la regolarizzazione del professionismo femminile e dei comportamenti dei tifosi, specialmente nei casi di razzismo negli stadi. La fase si è poi conclusa con l’intervento di Sergio Giuntini, volto a spiegare il rapporto tra il calcio e la letteratura tracciandone l’evoluzione e le opere chiave, ma specificando come sia più corretto parlare di “scrittura calcistica/sportiva” e definendo il giornalismo la vera letteratura sportiva.
A questa sessione multidisciplinare è seguita una più specifica e dedicata all’ambito propriamente storico, con l’intervento di due pionieri della storiografia italiana nel campo sportivo, Stefano Pivato e Guido Panico, che hanno ripercorso le tappe dell’avvicinamento italiano alla storiografia sportiva, oltre che alla genesi di uno dei testi chiave nell’ambito, Storia sociale del calcio. Una fase concentratasi quindi sulle origini e nello spiegare l’avvicinamento ad uno spazio che, fino ad allora, era stato studiato prevalentemente dai
giornalisti, per lungo tempo attori protagonisti nella trattazione della storia del calcio e dei suoi aspetti più remoti e curiosi.



La fase successiva ha visto invece la presentazione delle ricerche in corso attraverso brevi interventi, circa 5-10 minuti ciascuno, in cui gli oratori informavano i vari partecipanti sui risultati dei loro studi e soprattutto sulle prospettive future delle loro indagini. I progetti presentati hanno mostrato una vasta eterogeneità, sufficiente però a rispondere alla domanda-affermazione evidenziando l’enorme bacino da cui attingere per la storiografia calcistica. A dimostrazione di ciò sono state presentate ricerche riguardanti le vicende italiane come la storica finale del 1909/1910, ancora oggi oggetto di dibattito, tra Pro Vercelli e Inter, le vicende di alcuni calciatori-partigiani del monzese, la presenza del calcio nelle aule parlamentari; senza poi dimenticare il tentativo di ricostruire le vicende storiche di alcune squadre e dei loro momenti migliori, nello specifico Catanzaro e Firorentina. Oltre a ciò si sono trattati argomenti con implicazioni internazionali quali il “divieto” imposto al calcio femminile dalle federazioni inglese e italiana e la conseguente mancanza di una storiografia sul tema, il seguito ricevuto in Italia dalla Grande Ungheria di Puskas, con conseguenti connessioni diplomatiche, il rapporto tra calcio e politica a Fiume nella prima metà del Novecento e infine la questione, molto attuale, riguardante i calciatori migranti. Di grande interesse è stato poi il dibattito creatosi sugli stadi e il loro valore come “templi”, che ha visto particolare accento sul mondiale del ’90, tenutosi in Italia, e considerato un’occasione persa, perché capitato poco prima del profondo cambiamento che avrebbe colpito gli stadi da lì a pochi anni, fino ad arrivare alla loro struttura attuale, improntata principalmente alla vendita di servizi. Si è poi discusso dei documenti presenti nell’archivio di stato nazionale e del loro possibile uso nella storiografia calcistica, con particolare
riferimento ai rapporti compilati dalla polizia, utili per i movimenti degli ultras e non solo. Tra le ricerche vi è poi stata la presentazione del progetto “Umanità nel pallone”, risultato particolarmente interessante perché, oltre a racchiudere la collaborazione di più studiosi su più aspetti connessi al calcio, ha lanciato la proposta di un incontro finale al termine dei seminari per “unire le forze” e discutere di progetti comuni.
In conclusione, si può dire come nonostante sia discusso e trattato per lungo tempo del calcio, le sue prospettive storiografiche rimangono ancora oggi enormi e soprattutto sembrano catturare l’attenzione di una nuova generazione di storici, portando quindi conseguenti cambiamenti anche negli interessi storiografici generali.

 

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